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La crisi più pazza del mondo – seconda parte

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Nella prima puntata ci eravamo lasciato con l’attesa del discorso del Presidente del Consiglio al Senato il 20 agosto e i passaggi conseguenti.

20 agosto. La fine del governo Lega-Cinque Stelle

Il discorso di Conte è stato da più parti ascoltato come un atto di accusa – tardivo – nei confronti di Salvini.

Ore 15.00 precise. Prima nota, un po’ a sorpresa il ministro (tuttora tale) Salvini siede al banco del governo, sorridente a stringere la mano del premier che ha sfiduciato prima in spiaggia e poi con apposita mozione depositata. Cioè ascolta dal banco del governo la replica del premier alla sua (di Salvini) richiesta di dimissioni. Boh!
Comunque il capo del governo non le manda a dire. Avendo il ministro dissenziente seduto alla sua destra lo ricopre di giudizi poco lusinghieri, a partire dalla scelta di avere anteposto l’interesse personale e di partito a quello generale del Paese. Gli ha detto pure che ha mostrato scarsa cultura istituzionale e rigore costituzionale. Insomma non gli ha dato neanche 18 (per incoraggiamento) e gli ha consigliato di presentarsi alla prossima sessione.
Parentesi sugli applausi. Oramai le Aule parlamentari sono ring dove i mach per fortuna non sono pugilistici, ma si misurano coi suoni e rumori e grida e interruzioni. Non sempre, anzi direi mai, è uno spettacolo edificante. Oggi meno che mai.
Poi Conte gli ha detto “se volevi sfiduciare il governo, potevate almeno (per decenza) dimettervi da ministri, sottosegretari”. Per completare il quadro c’è l’accusa di avere sbandierato strumentalmente la polemica sul “governo dei No” e avendo così “offeso” il lavoro generoso e prezioso dell’azione di governo (decreto crescita, sblocca cantieri, codice rosso, edilizia scolastica, sblocco avanzi di bilancio dei comuni, quota 100, reddito di cittadinanza, rimborsi ai risparmiatori truffati, insomma un bengodi!).
Mano a mano che il premier parla elencando meriti e strameriti, i leghisti protestano e il ministro dell’Interno facendo il controcanto mima segni di calma ai suoi, “boniiii, state boniiii….che poi a questo gliele canto io”.
Verso la fine (almeno credo sia verso la fine) ha aggiunto (sempre il premier) che le crisi di governo non si regolano nelle piazze, ma in Parlamento, e l’ha detto con un “Caro Matteo” che sapeva di perfido. Quindi la citazione di Federico II di Svevia (e qui pare che un leghista abbia chiesto in che collegio avessero eletto ‘sto tizio che non si è visto in Aula una volta!).
Ah, infine, il rimprovero di aver convocato le parti sociali al Viminale, cioè per conto suo. E il colpo basso (cioè giusto): “se avessi accettato di venire qui a riferire sulla vicenda russa – e sarebbe stato opportuno anche per i suoi riflessi sulla scena internazionale – avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto evitando per altro di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso” (insomma, se lo menava con uno sganassone e senza leggere tanti fogli era uguale).
Ma non è finita. E via con “In molteplici occasioni hai invaso le competenze degli altri ministri creando interferenze che hanno incrinato l’azione di governo”.
A questo punto in un cartone animato si vedrebbe solo una nuvola di polvere coi due che si azzuffano e ogni tanto sbuca una mano o un piede…
Corollario: ma me lo spieghi come ti passa per la testa di esibire nei comizi simboli religiosi? Cioè gli ha dato dell’incosciente religioso che calpesta i principi di laicità dello Stato moderno (qui scusatemi: ma io applaudo!).
Ora, citazione di Habermas e passaggio sulla fuga dei giovani. Poi la cultura del riciclo, lo sviluppo eco sostenibile, il nuovo modello di crescita non più economicistico, incentivare le imprese socialmente responsabili, spot per la cabina di regia “benessere Italia”, turismo, cultura, arte, recupero delle identità culturali e tradizioni locali, borghi e piccoli comuni. La stella polare in questi mesi di governo è stata il nuovo umanesimo.
No a un europeismo fideistico sull’Europa, ma neppure invocazione di sovranità nazionali: il progetto europeo va rilanciato oltre il solo rigore finanziario. 
Tutela e protezione ai diritti delle donne. L’Italia decisiva nella nomina di Ursula von der Leyen (il governo si è speso per questo esito). Mediterraneo e Africa, politiche di cooperazione superando approcci asimmetrici. Italia fedele ai pilastri dell’alleanza atlantica ed europea. 
Alla fine del dibattito sale al Quirinale e si dimette.
L’ultima citazione è per Martin Buber (filosofo austriaco naturalizzato israeliano). Oltre al ringraziamento al capo dello Stato.
15.58 Ha finito. Un discordo duro, con passaggi coi quali è giusto dissentire (parlo del giudizio sull’azione del governo, non ha detto verbo sulla sciagurata politica del Viminale, lui si è totalmente autoassolto ma con quelli ha retto bordone per 14 mesi senza spiccicare sillaba su tutte le nefandezze denunciate oggi pomeriggio). Insomma, sembra quasi che lui abbia fatto il premier a sua insaputa!
Netto comunque nel richiamo a principi istituzionali e costituzionali. 

Gianni Cuperlo – Diario della Crisi dodicesima puntata

Un discorso a cui ha replicato Salvini, spostatosi dai banchi del Governo a quelli della Lega per sostenere la mozione di sfiducia al Governo di cui fa parte.

Cioè dopo che Conte gli aveva detto più o meno “sei incolto di regole istituzionali e costituzionali, scorretto, concentrato solo sui tuoi interessi, maleducato verso i colleghi, offensivo nei miei confronti, pigro nel lavoro e pure blasfemo nell’esibire simboli della fede”, ecco io mi aspettavo che gonfio di bile il capitano si recasse al suo banco e infiocchettasse una di quelle repliche capaci di stroncare l’interlocutore insolente al punto da farlo pentire di avere imbracciato l’arma (poderosa) della parola.
Pensavo questo e mi è tornata a mente la reazione di quel gran poeta-spadaccino di Cyrano quando gli si para davanti non già il re, ma un tizio che si permette di apostrofarlo per quel suo naso (come dire?) un tantino lungo. 
E allora Cyrano, permaloso com’è, non gliela fa passare e reagisce così:
“Ah no. Non è molto, messere. Ce n’erano da…oh Dio, ce n’erano a volere. Variando il tono dire…per esempio, sentite:
Aggressivo: se avessi per naso un monolite io me l’abbatterei sulla pubblica piazza.
Amichevole: deve sguazzarvi nella tazza, munitevi di giara quando voleste bere.
Descrittivo: è una rocca, è un picco, è un belvedere, che dico un belvedere, penisola, altroché.
Curioso: a cosa serve quell’oblungo canapè? Nasconde uno scrittorio? Oppure un portaombrelli?
Grazioso: amate forse a tal punto gli uccelli che padre, sposo e amante, offrite una torretta perché vi si ristorino dal becco alla zampetta?
Catastrofico…etc. etc..”
Fermiamoci qui (Cyrano va avanti ancora per un pezzo, ma a noi serviva solo a intuire lo stile). Insomma il leader della Lega aveva tanti modi e sfumature per rimbeccare il premier che lo scaricava a quel modo. E invece che fa?
Mette in fila una fiera delle banalità o imbastisce un comizio da fiera, che poi è circa lo stesso. 
Parte dicendo che lui rifarebbe tutto, ma tutto tutto tutto. Perché è un uomo libero. Poi aggiunge che chi teme il voto non è libero. A Conte replica che se la gioca con Travaglio e Saviano (ma dai, un pizzico di fantasia!). A quel punto non si priva di una citazione di Cicerone per dire che non vuole l’Italia schiava (ma cita Cyrano no!). Indi l’elogio della sovranità. E i migranti a casa loro, l’attacco al Pd. 
Insomma era chiaramente seccato e forse anche un pochetto allarmato se ha chiesto erga omnes la protezione del Cuore Immacolato di Maria. Verso la fine uno spericolato Omnia vincit amor (l’amore vince, in padano antico). 
Tutti i suoi in piedi per un discorso scombinato forte. Ah, e chiusura su Bibbiano, non poteva mancare, però lui non serba rancore verso nessuno (sarebbe bello poter dire lo stesso). Citazione finale per dire che se 5Stelle vuole lui taglia i parlamentari e va al voto dopo. Vabbè, ha preso contromano e punto.

Gianni Cuperlo – diario della crisi tredicesima puntata

Terminato il dibattito al Senato, Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio. Nonostante Salvini avesse fatto ritirare, all’ultimo minuto, la mozione di sfiducia contro Conte.

Si apre ufficialmente la crisi di Governo.

Direzione PD e avvio delle consultazioni

Il 21 agosto, seguendo il principio per cui si discute della crisi una volta che è diventata ufficiale, si riunisce la Direzione Nazionale del Partito Democratico.

La Direzione Nazionale si esprime all’unanimità su un documento, che riporto integralmente

ORDINE DEL GIORNO DELLA DIREZIONE NAZIONALE PD


La Direzione Nazionale del Partito Democratico:


giudica la caduta del governo lo sbocco naturale e necessario del fallimento della maggioranza gialloverde responsabile di una paralisi dell’economia, di un impoverimento diffuso, di un tessuto imprenditoriale ulteriormente provato e di un isolamento senza precedenti dell’Italia sulla scena europea e internazionale. 
Rivolge un appello alle organizzazioni territoriali affinché sviluppino il massimo della mobilitazione e della iniziativa democratica in un passaggio particolarmente delicato per il futuro del Paese.
Ripone massima fiducia nell’azione del Presidente Mattarella che ringraziamo per l’opera incessante di tutela delle istituzioni e delle procedure democratiche.
Ritiene che in assenza di una chiara e solida maggioranza espressione del Parlamento attuale lo sbocco naturale della crisi siano nuove elezioni. 
*
Nel pieno rispetto delle sue prerogative la delegazione del Pd indica al capo dello Stato i presupposti sui quali intende concentrare la propria iniziativa per l’avvio di una fase politica nuova e la verifica di un’altra possibile maggioranza parlamentare in questa legislatura:
L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione;
Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento;
L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo;
Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei;
Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. 
In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia.
Evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’IVA.
*
Se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura. 
In caso contrario il Partito Democratico coinvolgerà le forze politiche disponibili a costruire un progetto di alternativa e rigenerazione dell’economia e della società italiana. Ci rivolgeremo alle energie più consapevoli della società, i giovani, le donne, movimenti, associazioni, la rete diffusa del civismo, dei sindaci e degli amministratori.
In un passaggio così delicato l’unità e compattezza del Partito Democratico, pure nella ricchezza del suo pluralismo, è una garanzia di tenuta per l’intero sistema politico e istituzionale.
La democrazia e i suoi canali di partecipazione sono un patrimonio prezioso che oggi tutte e tutti noi dobbiamo preservare in uno spirito di unità del più largo campo progressista.

Si aprono le consultazioni.

Nelle mani di Mattarella

Con l’apertura delle consultazioni al Quirinale, tutte le forze politiche hanno espresso al Presidente della Repubblica la loro posizione.

Il PD ha posto tre temi a corredo delle indicazioni della Direzione: abolizione totale dei due decreti sicurezza; accordo di massima, prima della formazione del governo, sulle misure della manovra economica; no alla legge costituzionale sul taglio dei parlamentari come è stata scritta e votata fino ad oggi.

A questo ha risposto il Movimento 5 Stelle con un decalogo di priorità su cui ragionare per la formazione di un nuovo Governo:

1) Taglio del numero dei parlamentari (deve essere un obiettivo di questa legislatura e una priorità del calendario in Aula); 

2) Una manovra equa che preveda stop all’aumento dell’Iva, il salario minimo orario, il taglio del cuneo fiscale, la sburocratizzazione, il sostegno alle famiglie, alle nascite, alla disabilità e all’emergenza abitativa; 

3) Cambio di paradigma sull’ambiente, un’Italia al 100% rinnovabile; 

4) Una legge sul conflitto di interessi e una riforma della Rai ispirata al modello Bbc; 

5) Dimezzare i tempi della giustizia e riforma del metodo di elezione del Csm; 

6) Autonomia differenziata e riforma degli enti locali; 

7) Legalità, carcere ai grandi evasori, lotta a evasione e traffici illeciti; 

8) Un piano straordinario di investimenti per il Sud; 

9) Una riforma del sistema bancario che separi le banche di investimento dalle banche commerciali; 

10) Tutela dei beni comuni, scuola, acqua pubblica, sanità, revisione concessioni autostradali.


Il Presidente della Repubblica, a fine di giovedì 22 agosto esprime le sue comunicazioni.

Mi è stato comunicato da parte di alcuni partiti politici che sono state avviate iniziative per un’intesa in parlamento per un nuovo governo. E mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo per sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche è stata espressa la possibilità di ulteriori verifiche”.

“Ho il dovere ineludibile di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del Parlamento come avvenuto del resto anche un anno addietro, nella nascita del governo che si è appena dimesso. Al contempo ho il dovere di richiedere nell’interesse del paese decisioni sollecite”.

“Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese, in mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni”.

Anche se si tratta di una decisione da non prendere “alla leggera” dopo un anno di legislatura. Le prossime consultazioni sono fissate per martedì.

I partiti hanno tempo fino a martedì per presentare una proposta di governo. Altrimenti si vota.

Le trattative, le tattiche e il futuro

Iniziano le consultazioni tra PD e M5 Stelle, sulla base di alcuni temi e di alcuni principi di fondo. Escludere ad esempio che mentre si tratta con il PD vi sia una parallela trattativa con la Lega ( che continua a offrire posti, ruoli, incarichi e messaggi di pace a Di Maio). Sono in corso tavoli di confronti sul programma, sulle proposte e sui profili. Ma al netto delle trattative, delle tattiche, delle figure che possono interpretare questo momento c’è una riflessione più profonda sulla natura del Movimento di Grillo e sulla costruzione di una democrazia “normale”. Una riflessione svolta da Ezio Mauro su Repubblica, in un editoriale assai serio sulla questione del rapporto col movimento di Grillo. L’Italia vive un declino che non nasce ora, ma la ricetta scelta dopo il 4 marzo ha aggravato il quadro e i 5Stelle si sono alleati (per bisogno o scelta) con quella destra che vorrebbe portare l’Italia a deragliare dai suoi valori politici e di civiltà.
Ora si tenta un accordo, ma al di là del programma che si può certamente scrivere a quattro mani, questa ipotetica alleanza vive, ha un senso, se quel movimento chiarisce finalmente su quali principi fonda la sua identità. 
Insomma se nel mondo si colloca da “questa” parte (quella dei valori liberali e democratici) o da “quella” di una destra autoritaria, in fondo hanno governato per un anno con Salvini (perché puoi pure trovarlo un punto di equilibrio sulla Tav, ma rischia di servire a poco se la distanza che sopravvive è sulla concezione della democrazia, dei diritti e della libertà). 
Ricade postumo sui 5Stelle l’antico monito rivolto alla sinistra da Norberto Bobbio, “discutono del loro destino senza capire che dipende dalla loro natura. Decidano la loro natura e avranno chiaro anche il loro destino”.

E ora?

La vicenda è complicata e ad oggi non sappiamo se e in che modo si giungerà ad un accordo. Se martedì il presidente della Repubblica avrà un’ipotesi di governo oppure se verranno indette nuove elezioni politiche (prima data utile il 3 novembre. Toh, il mio compleanno. Che fortuna).

Ma in entrambi i casi condivido questa riflessione finale.

Molti anni fa, era il 1977, si determinò una situazione davvero inquietante. Al primo processo a carico delle Brigate Rosse le minacce dei terroristi verso avvocati e giudici popolari causarono un rinvio dell’inizio. 

A commento del fatto l’11 maggio di quell’anno Italo Calvino scrisse un articolo sul Corriere della Sera dove, tra le altre cose, diceva questo “Lo Stato oggi consiste soprattutto nei cittadini democratici che non si arrendono, che non lasciano andare tutto alla malora”.

Il giorno appresso Sciascia gli avrebbe replicato, non senza una nota polemica, ma in quelle parole di Calvino, rilette oggi, forse c’è la chiave di un paese che messo di fronte a ostacoli davvero terribili ritrova la matrice della propria identità, in quel caso di nazione libera dal ricatto ostile e odioso della violenza. 

Ripeto, non so dire come finirà questa vicenda, parlo di nuovo della crisi di governo. Abbiamo indicato una strada e vedremo in pochi giorni se la si potrà effettivamente percorrere. Ma una cosa penso, e al fondo è la stessa che condivisi con voi nella prima puntata. 

Se al voto ci dovessimo giungere, e non per la nostra ostinazione ma per l’assenza delle condizioni minime di una alternativa, mai, neppure per un nanosecondo meriterebbe recriminare in casa nostra su questo o quello che non hanno fatto tutto il possibile e il necessario per scongiurare la vittoria della destra, perché quello sì sarebbe il primo (e l’ultimo) regalo offerto ai nostri avversari.

Se si dovesse arrivare alle urne dovremmo meditare quella frase di Calvino e tradurla nell’oggi, pensando che la sinistra, la politica, al fondo la democrazia consistono sempre soprattutto nei cittadini che non si arrendono, che non lasciano andare tutto alla malora.

Ecco, solo questo, ma a me pare moltissimo.

Se un governo nascerà andrà sostenuto nelle riforme che servono a raddrizzare una condizione complicata quanto mai, nei conti, nelle regole, nei diritti di chi è rimasto indietro, nella civiltà di un paese offeso.

Se non vi fossero i numeri e la volontà per fare questo, allora un popolo vasto andrà chiamato a scuotersi e a dimostrare che la storia (anche senza maiuscola) non è mai un leggio allestito dove al più tocca recitare la parte imposta. 

Quella trama è sempre una sceneggiatura da scrivere e allora è un errore capitale pensarsi meno appassionati e disposti a lottare di quanto non siano gli altri. 

Primo perché se lo si pensa si perde.

Secondo, perché non è vero.

Gianni Cuperlo – Diario della crisi quattordicesima puntata

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