fbpx

Le sardine e noi

0
Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin

Vedere Piazza De Ferrari così stracolma di persone è stato un grande segnale politico su cui penso occorra riflettere. Ma senza quell’atteggiamento teso a guardare con diffidenza quello che non rientra nelle categorie consolidate, che non si può inquadrare, al goffo tentativo cercare di tirarli per la giacchetta, e all’osservarli e approcciarli con un tono quasi paternalistico di chi pensa di “saperne di più”. La sinistra, spesso, troppo spesso, quell’atteggiamento l’ha portato avanti e i risultati non sono stati per nulla positivi.
Questa piazza non è una riposta, fa domande. Le risposte le chiede alla politica.
C’è un dato pre politico.
Esserci, non essere soli a pensare che c’è qualcosa che non piace. È un ombrello largo che contiene tante cose, anche contraddittorie. Il primo aspetto quindi è emotivo. Non arrendersi al senso comune, ma cercare di costruirne uno diverso. E sapere che non si è soli a farlo.
Poi c’è il dato politico.
Il primo è che questa piazza certifica il fallimento della politica classica di organizzare con credibilità l’alternativa.
La distanza che gli organizzatori sottolineano avere dai partiti è da un lato la chiave della loro fortuna e rischia di essere il loro limite.
Il fatto che la credibilità politica dei partiti alternativi ai Salvini sia così certificata da non rendere possibile si partiti di fare altro che sciogliere e partecipare da singoli è la cifra del nostro fallimento.
Organizzativo e politico.
Organizzativo è evidente. Da tempo i partiti e i sindacati non hanno un decimo di questa capacità di mobilitazione.
Politico perché in quella piazza c’è una “alterità” radicale al modello dell’odio, che la politica non riesce a rappresentare perché c’è sempre il desidero di non spaventare i moderati, di non definire con nettezza da che parte si sta.
Il limite è che questa domanda di radicalità si acconci in una retorica dei buoni sentimenti, dei buoni contro i cattivi, e che dall’etica si scada nel moralismo.

Qui dovrebbe starci la politica che dovrebbe offrire a questa variegata massa, queste energie diffuse, uno strumento per catalizzare questa domanda. Delle parole di senso e di radicale alterità. Ad oggi le uniche cose che dovrebbe dire il nostro campo è: il vostro desiderio di un mondo diverso è il nostro, venite e cambiateci. Abbattete i muri e ricostruiamo qualcosa di nuovo.

Dimmi la tua

Potrebbe interessarti anche...

Un piano straordinario per la Liguria

Il mese di novembre 2019 è stato sicuramente un mese di grande intensità dal punto di vista delle perturbazioni che hanno colpito la nostra Regione.

Rimaniamo in contatto: iscriviti alla newsletter