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DEPURATORE DI CHIAVARI: ANNO ZERO

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La storia del depuratore di Chiavari è lunga e tortuosa. Una vicenda che ha visto il susseguirsi di diverse ipotesi. Prima la realizzazione di una Colmatina a mare a Lavagna, poi il suo abbandono per la realizzazione di un unico impianto di depurazione per il Tigullio occidentale, compreso la Val Petronio, in Colmata a Mare, poi l’abbandono di questa soluzione, con l’individuazione di un impianto solo per la Valle dell’Entella in località Lido, soluzione poi archiviata per ritornare alla localizzazione dell’impianto in un’area di Colmata a Mare.

Sono passati quasi 9 anni da quando si è iniziato a discutere dell’impianto di depurazione nel nostro comprensorio: nel frattempo l’Italia è stata condannata dall’Europa per la mancanza di impianti di depurazione al pagamento di multe salatissime, alcune delle quali interessano la nostra Regione. (Il quadro italiano, per chi volesse approfondire, è questo.)

La scelta della nuova amministrazione Di Capua è stata quella di presentare un nuovo progetto di depuratore, collocato nell’area della Colmata a Mare, che si sviluppa in parallelo rispetto alla diga foranea che difende la colmata. In altri termini, poco dietro la massicciata, si svilupperebbe il depuratore. Si tratta di una soluzione su cui più volte sono intervenuto chiedendo se si tratta della scelta dal punto di vista tecnico più sicura, visto l’aumento della frequenza e della violenza delle mareggiate negli ultimi anni. Una valutazione tecnico ambientale che deve essere fatta per garantire la sicurezza di un impianto da cui dipendono più di centomila cittadini.

Uno degli enti che è chiamato a valutare l’impatto ambientale dell’opera è Regione Liguria. Che ha al momento chiuso il procedimento sul progetto del depuratore di Chiavari. Fermando tutta la procedura. Il motivo? Il fatto che l’Amministrazione Comunale di Chiavari non abbia adeguato il proprio Piano Urbanistico Comunale per consentire la possibilità di realizzare in Colmata l’impianto di depurazione da loro individuato in quell’area. Sembra assurdo, ma è così. Il PUC è fermo dal 2017 e la procedura di modifica definitiva impiegherà ancora i primi sei mesi del 2020. Solo dopo quella data sarà possibile riaprire la procedura per la valutazione del progetto, con il Procedimento Autorizzativo Unico Ambientale (PAUR), la cui durata storicamente è attorno a 6 mesi.

Motivo per cui difficilmente il progetto sarà pronto prima del 2021. Anno cruciale, per due ragioni. La prima: i Comuni di Lavagna, Cogorno, Ne, dovevano dotarsi di un impianto di depurazione entro il 2021, e questi ritardi da parte del Comune di Chiavari condanneranno, quasi sicuramente, questi Comuni alla condanna ed alle relative sanzioni comunitarie. La seconda: l’impianto che attualmente serve Chiavari – a Preli – da tempo ha una data di scadenza della sua vita utile. E’ il 2021. Dopo quell’anno saranno necessari interventi costosi per mantenere l’impianto in funzione, come si legge nelle numerose relazioni che sono state richieste in questi anni.

La depurazione delle acque è un tema strategico e delicato per il nostro comprensorio. Il caos generato dal Comune di Chiavari con la mancata approvazione del Puc ed il confuso percorso per la realizzazione del depuratore rischia di condannare un territorio a sanzioni pesantissime. La Regione però in questo caso non può sottrarsi dalle proprie responsabilità: è Regione Liguria che ha il ruolo di regia e di vigilanza attiva per la realizzazione degli interventi. Un ruolo che, visti i risultati, non ha esercitato minimamente.

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