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Il segnale e il rumore

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Il segnale e il rumore” è il titolo di un bel libro di qualche anno fa in Nate Silver, statistico, provava a spiegare l’importanza, nelle previsioni, di saper distinguere le informazioni giuste dal rumore di fondo che lo circonda “Il segnale è la verità. Il rumore è ciò che ci distrae dalla verità.”

In questi giorni, complicati, mi è tornata in mente questa lezione: se il tema, come penso che sia, è la responsabilità e provare a depurare il rumore di questi giorni dalle interpretazioni per cogliere i dati oggettivi, penso che ognuno di noi, nel proprio piccolo, debba fare uno sforzo in questa direzione. Superare la logica del “sentito dire”, delle voci incontrollate, delle notizie non verificate che aggiungono confusione a confusione. C’è bisogno di oggettività, di dati certi, e non di interpretazioni. E assolutamente non è tempo di alcuna minima polemica, soprattutto da parte di chi svolge un ruolo pubblico.

Con oggettività bisogna affrontare il tema dell’emergenza sanitaria, su cui si sta lavorando dal livello governativo, a scendere fino alle Regioni. E’ notizia di pochi giorni fa un piano straordinario di assunzioni e investimenti sul personale sanitario, da parte del Governo, per fronteggiare l’emergenza. La salute pubblica va quindi intesa non solo come salute delle singole persone, ma come capacità di tenuta del nostro sistema sanitario. Come un computer che non può svolgere troppe operazioni insieme senza andare in tilt, così è la condizione del nostro sistema sanitario che deve essere messo in condizioni di poter curare tutti al meglio, senza rimanere travolti da nuovi casi.

Una emergenza che viene affrontata dal nostro sistema sanitario per quanto riguarda la cura dei malati, ma che è compito della collettività contrastare per quanto riguarda la diffusione del virus. Per cui, ognuno di noi è in parte responsabile della tenuta della rete, con i propri comportamenti, con l’attuazione delle precauzioni richieste per contenere il contagio. Le ultime misure che hanno portato all’istituzione della zona rossa nelle regioni confinanti con la Liguria, dovranno avere ricadute anche per quando riguarda la vita dei nostri territori, naturalmente permeabili, non solo per motivi di lavoro, con La Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. Il rischio che si sottovalutino i divieti di spostamento, e si scelga la nostra regione come “sede di villeggiatura” o di ferie prolungate comporta una pressione potenziale per la salute pubblica, di cui tutti, a partire dai cittadini, devono essere consapevoli

L’impatto che affronteremo nelle prossime settimane sarà sanitario, ma anche sociale ed economico. Su quest’ultimo penso che sia necessario, a livello regionale, un tavolo di regia permanente con le categorie economiche per coordinare le prime misure necessarie. Sono già state avanzate alcune proposte che riguardano il settore del turismo e del commercio, ma restano forti le preoccupazioni per quanto riguarda il settore dello spettacolo e della cultura, oltre che le difficoltà nella gestione di questa emergenza per il mondo del lavoro dipendente e delle partite iva. Servirà un aggiornamento costante della situazione passo passo, con soluzioni straordinarie e una forte integrazione tra le misure del governo nazionale e quelle che Regione liguria deve mettere in campo.

L’altro impatto è quello di carattere sociale: come dicevo prima ci troviamo in una situazione in cui gran parte delle preoccupazioni riguardano i soggetti fragili e la tenuta di una rete di comunità. Tra le proposte, di cui parlavamo da tempo, c’è il rafforzamento del congedo parentale. Ma la chiusura prolungata delle scuole porta con sé diverse questioni: dallo spiegare il coronavirus ai bambini, molto semplicemente, alla gestione dei tempi di vita. Regione Liguria ha proposto un bonus una tantum per le spese di baby sitting per le famiglie a seconda del reddito. Avanzo una modesta proposta: perchè, come già avvenuto in Regione Toscana, non si rimborsano le spese per il personale sanitario e di protezione civile coinvolto nell’emergenza e che sta svolgendo un ruolo di servizio essenziale alla collettività? Mi sembrerebbe un segnale di sostegno a chi è sul fronte.

La solitudine

Infine una riflessione che penso, superata questa fase di emergenza, diventa ancora più urgente. Gran parte dell’attenzione è rivolta agli anziani e ai soggetti fragili, a cui viene chiesto la limitazione dei contatti sociali e di non uscire di casa. Per alcuni questo significa un cambiamento, per molti altri, no. Uno dei mali del nostro tempo, nelle società occidentali, è rappresentato dalla solitudine. Una questione politica, non di mancanza o meno di relazioni personali. Significa la mancanza di reti, di connessioni, di cura, che non sia solo medicalizzazione e assistenza, ma la continuità nell’essere parte di una comunità. Se ci pensate, una delle tre parole della Rivoluzione Francese era fraternitè. La meno ricordata e la meno realizzata. Negli scorsi anni il Regno Unito ha scelto di istituire un ministero contro la Solitudine, su ispirazione della compianta deputata laburista Joe Cox, che aveva guidato la commissione alla base della proposta del nuovo ministero.

 Il nonno della Cox faceva il postino, e quando era piccina lei ogni tanto lo accompagnava nei giri per consegnare la posta: era rimasta colpita dal fatto che il nonno si intrattenesse con decine di persone ogni giorno, chiacchiere semplici e banali, che per molti di quegli interlocutori forse rappresentavano le uniche parole scambiate nell’intera giornata.

Contro la solitudine – Il Foglio

Ecco, in queste settimane stanno emergendo sempre più reti di attivismo civico, di singoli che scelgono di tenere salde le relazioni con i soggetti più soli anche in momenti in cui ci si chiede di limitare l’attività sociale. Un patrimonio di esperienze che, superata l’emergenza, deve essere la base per una nuova azione comune per far sì che, davvero, non si lasci indietro nessuno.

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