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Diario della quarantena. 3

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Avete presente Inside out? il film animato di qualche anno fa in cui i protagonisti erano le emozioni basilari che guidavano le azioni di una bambina, Riley. Diciamo che in questi giorni, Rabbia, Paura, Tristezza hanno comandato un po’ di più il nostro umore rispetto alle altre due (Gioia e Disgusto).

Molti di noi hanno vissuto un po’ di altalene emotive in questi giorni – o nelle stesse giornate, perchè siamo di fronte a qualcosa di incognito. E abbiamo bisogno di un traguardo, di un obiettivo, per poter reggere il passo. Ora, il traguardo è stato spostato ancora di una decina di giorni. E i motivi cominciano ad essere chiari a tutti: la priorità è rallentare il virus, non permettergli di circolare. Più stiamo fermo, meno riesce a muoversi. E quindi orientiamo le nostre giornate nell’attesa di capire se la curva dei contagi scende, e a quale punto sia la notte. Il bollettino quotidiano della protezione civile snocciola dati, dietro ai quali ci sono lutti, sofferenze: dati che dovrebbero darci una direzione ma che cambiano molto spesso (e forse, una riflessione sul fatto che andrebbero raccolti e spiegati meglio, andrebbe fatta).

Ad ogni modo, questa quarantena ognuno di noi la vive come può, con preoccupazioni diverse. La paura per i familiari, l’incertezza per il futuro, la saturazione per le polemiche e le fake news. La elabora come ritiene, riempiendosi le giornate, cercando di capire che cosa succederà dopo. Ma è abbastanza evidente che la ripresa non sarà un interruttore che si riaccende, ma qualcosa di molto più graduale e da programmare a passaggi, con una necessaria fase in cui le misure di protezione saranno ancora dominanti rispetto alla ripresa economica.

Forse la differenza oggi, tra destra e sinistra, e non solo, è tra chi pensa che questa emergenza sia stata una pausa, dopo la quale si può tornare a fare le cose come prima, e chi invece la vede come una cesura, dopo la quale niente sarà uguale.

Personalmente sto usando questo metro di giudizio in queste settimane: nelle dichiarazioni dei politici, nella lettura dei commenti e in tante cose. Anche nella vita quotidiana. E però la traccia sta in quello che siamo disposti a cambiare, a quello che stiamo capendo da questa situazione. A livello di politiche, ci sarà tempo, ma quello che si legge sta comportando un cambiamento radicale in aspetti consolidati, su cui tornerò. Ma questo vale anche per la vita delle singole persone.

Qualche giorno fa Zerocalcare ha scritto quattro regole di autodisciplina per resistere dignitosamente a questo tempo.

Sopravvivi – e fin qui tutti d’accordo.
Non diventare un delatore psicopatico: ecco, se dopo venti giorni un bambino esce di casa cinque minuti chiamare i carabinieri non ti rende un cittadino modello.
Non diventare un cinico menefreghista: chiaro.
Non assuefarti a qualsiasi cosa: che mi sembra l’aspetto più difficile da affrontare. Stiamo vivendo un’emergenza straordinaria, per cui gran parte delle nostre libertà sono state sospese per il bene della salute. Ma è la consapevolezza di quello che facciamo che ci rende cittadini in uno stato democratico. Altrimenti la strada è quella dell’obbedienza, che è dei sudditi.


Per cui, quando la quarantena sarà finita e dovremo cambiare tutto, se vogliamo uscire da questa vicenda più consapevoli del nostro essere cittadini, ricordarsi ‘ste quattro regolette non fanno male.

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