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COVID in Liguria. Le emergenze da risolvere

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L’emergenza COVID in Liguria sta segnando numeri superiori alla media nazionale. Negli ultimi 7 giorni, la Città Metropolitana di Genova segnava oltre 800 nuovi casi per 100.000 abitanti, il dato più alto d’Italia dopo la Val d’Aosta. Nei Pronto Soccorso dell’area Genovese l’afflusso di malati è di centinaia di persone al giorno, con grande pressione sul personale sanitario già messo a dura prova durante la scorsa primavera. In tutto questo le Regioni hanno competenze e possibilità di agire, ed è necessario un cambio di passo rispetto a molti temi. Ne cito alcuni:

– ASSUNZIONI: dopo mesi di attesa, sono state annunciate 500 nuove assunzioni in sanità, per rafforzare il sistema, a partire dal personale infermieristico. Di fronte ai numeri che abbiamo di fronte, si tratta di una scelta che parte con grandissimo ritardo. E di fronte alla situazione di stress del personale sanitario, occorre anche ritirare la cancellazione di ferie e permessi, adottata da ALISA su indicazione della Regione.

– LE RSA: i pazienti COVID positivi non possono essere trasferiti nelle RSA, già sotto pressione, ma devono essere utilizzati gli hotel e le struttura alberghiere. In molte realtà, già nella scorsa primavera, si era optato per questa soluzione, rivelatasi ottimale, di Covid Center.

– DIDATTICA A DISTANZA E SMART WORKING: la soluzione principale che aiuterà un abbassamento della curva dei contagi non sarà la didattica a distanza o lo smart working. Sono e saranno, una delle possibilità da mettere in campo, ma non possono essere le sole azioni richieste come sta facendo il Presidente Toti. Andrebbero accompagnati da azioni di sostegno alle famiglie, congedi parentali, sostegni economici e strumenti per poter rendere internet accessibile per tutti, ovunque;

– I CASI ASINTOMATICI E IL TRACCIAMENTO: è chiaro, lo vediamo tutti in questi giorni che il sistema di tracciamento sta avendo dei grossi problemi, che non aiutano la curva dei contagi a scendere. Ma la soluzione di Regione Liguria non è la soluzione idonea alla situazione che stiamo vivendo. Toti, visto che si è tenuto lui l’assessorato alla sanità, ha proposto dii non testare gli asintomatici. Decisione che non aiuterà la tenuta del sistema, visto che è ormai risaputo che essere asintomatici non significa non essere un fattore di contagio per chi ci sta intorno. Anzi. Invece la strada serebbe quella di rafforzare, con nuovo personale, le strutture che da mesi lavorano sotto stress per gestire le notifiche, le comunicazioni dei casi e le procedure di isolamento. In ultimo, i centri test che stanno aprendo andrebbero accompagnati anche da un sistema di prenotazioni, come avviene già in Toscana e in altre Regioni, per evitare le code che vediamo quotidianamente a Genova e non solo. Tra pochi giorni si attiveranno anche i test rapidi eseguiti dai medici di medicina generale, una misura che va inserita all’interno di questa rete.

Sono solo alcuni dei temi – dalle misure di supporto economico, al trasporto pubblico, alla medicina territoriale – su cui è necessario lavorare, in una regione che, a causa anche della minimizzazione di quest’estate, si sta trovando impreparata a gestire la seconda ondata.

Si tratta quindi di mettere in campo – rapidamente – una strategia differente, correggendo errori e ritardi e ispirandosi a modelli organizzativi che in altre realtà stanno funzionando.

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