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Caos vaccini in Liguria. Penultimi in Italia

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La relazione di minoranza nel consiglio Straordinario sui vaccini e gli ordini del giorno del PD

Signor Presidente, signori Consiglieri, noi abbiamo chiesto come quattro forze dell’opposizione di svolgere una seduta straordinaria sul Piano di vaccinazione, ci divideremo il tempo tra i quattro Capigruppo perché penso che su questo tema ci sia la necessità di analizzarlo sulla base di diversi punti di vista e di diverse impostazioni che ci possano essere, diverse chiavi di lettura.

Parto da una riflessione generale che è quella che dovrebbe guidare ogni azione che noi svolgiamo. Noi ci troviamo di fronte ad un appuntamento di straordinaria rilevanza, che dovrebbe coinvolgere in maniera molto più marcata e molto più forte tutti i settori dell’ente Regione, lo Stato, le forze di maggioranza e di opposizione, per cercare di costruire Regione per Regione e territorio per territorio la campagna di vaccinazione più efficiente e più coinvolgente di cui abbiamo memoria, visto che solo dalla efficiente campagna di vaccinazione deriva la risoluzione della crisi sanitaria; qualsiasi altra impostazione, qualsiasi altra scorciatoia è per l’appunto una scorciatoia. Come opposizione abbiamo una fortissima preoccupazione di metodo e di merito per cui noi siamo stati, diciamo così, costretti ad individuare due appuntamenti per discutere del Piano di vaccinazione; la prendo un po’ più larga ma poi vorrei arrivare a questo.

Il primo è che noi abbiamo chiesto la convocazione di una Commissione straordinaria sulla sanità, la Commissione II Sanità, per affrontare la campagna di vaccinazione che Regione Liguria stava preparando, perché, al netto degli annunci, noi non avevamo un documento base su cui lavorare. Le altre Regioni che, a differenza nostra, invece dei comunicati stampa hanno le delibere, avevano da tempo fatto delle delibere di adattamento e di adeguamento dei Piani di vaccinazione. Noi avevamo un lavoro fatto all’interno di ALISA, ma il documento iniziale di adattamento della strategia della campagna di vaccinazione nazionale è stato redatto il 15 febbraio. Il pomeriggio di quella giornata, noi avevamo la Commissione in cui ci sono venuti a spiegare il Piano, che noi abbiamo visto due ore prima. Piano che avevo un ultimo aggiornamento al 9 febbraio e che non aveva, nella lettura che avevamo visto, né il numero dei dati delle persone suddivise per categoria, né il numero del personale necessario per affrontare la fase 2 all’epoca, né l’impostazione dei diversi scenari di crescita della campagna di vaccinazione.

C’erano tutta una serie di documentazioni, ma non abbiamo visto un piano strutturato e poi era un piano che si costruiva a rimandi. Significa che quando ci è stato presentato questo piano a febbraio, tre giorni dopo che è iniziata la campagna di vaccinazione degli over 80, noi non sapevamo su che cosa si costruiva e se tutte le cose che avevamo visto scritte in quel Piano erano già adottate. No, molte di queste sono arrivate dopo, come l’accordo con i medici di medicina generale e non torno sul tema delle prenotazioni; ma l’impressione generale è che ci sia da parte della Giunta regionale e della Struttura che sta governando questa campagna una discrasia tra le misure annunciate e le iniziative organizzate, che si possono misurare solo su due aspetti: uno, quello che proveremo a fare anche oggi, raccontare, raccogliere e denunciare casistiche che il sistema non sta gestendo. Due, verificare quotidianamente l’esito della campagna elettorale dal punto di vista dei dati.

Sulla prima ci sarebbe molto da dire molto e molto lo diranno i miei Colleghi durante la durante la discussione. Sulla seconda, Presidente, mi trovo nella situazione molte volte di rispondere a questa domanda: come mai siamo terzultimi, penultimi, ultimi in Italia per somministrazione di dosi? Come mai, in questo momento, un paziente che ha una malattia rara o una malattia molto invalidante, se abita in alcune altre Regioni ha già un sistema di prenotazione e nella nostra Regione è stato fatto solo da pochi giorni? Come mai se sei un insegnante abita in Toscana, ti sei potuto prenotare da febbraio e da noi solo da metà marzo? Come mai la campagna di vaccinazione degli over 80 ha un termine così largo di conclusione della propria impostazione? E come mai noi riusciamo in questa circostanza a trovarci nella particolare situazione di dire che ci mancano i vaccini, ma comunque quelli che riusciamo a non fare 80 mila? Perché noi siamo una Regione che per ogni tre vaccini che arrivano uno non viene somministrato e siamo di gran lunga una delle Regioni che non sta facendo il salto di qualità da questo punto di vista.

Vorrei che oggi fosse un momento franco di discussione rispetto a questo tema: a che cosa non sta funzionando. Perché ci sono cose che sono tutte uguali nelle nostre Regioni, cioè il numero di vaccini che vengono dati sulla base degli indicatori; quello che cambia è la modalità organizzativa con cui si mette in campo la campagna di vaccinazione, che è una competenza prettamente regionale. Noi ci troviamo a due mesi, più o meno, un mese e mezzo dall’inizio della campagna di vaccinazione a vedere un Piano che sta stentando checché se ne dica e che sembra costruito non solo legittimamente – perché bisogna essere onesti intellettualmente – sulle difficoltà che ci sono state a livello nazionale ed europeo, perché noi per primi abbiamo chiesto di non fare il Consiglio martedì scorso nel momento in cui non si sapeva che cosa succedeva con AstraZeneca; ma dall’altra parte ci troviamo in una situazione in cui se apri i giornali oggi il Governo dice “Ci sono alcune Regioni che non stanno funzionando: Lombardia, Calabria, Sardegna e Liguria”, quattro, segnalo che non sono modelli felicissimi. E noi ci troviamo in una situazione in cui dall’altra parte apriamo i giornali e – con un’operazione diciamo di grande fantasia – diciamo che, dato che ci arrivano pochi vaccini, la Liguria metterà mano alle scorte, come se fosse un’operazione politica di recupero e non il fatto che siamo molto molto indietro.

Allora, penso che noi abbiamo bisogno oggi – e il Consiglio è nato per questo – di lavorare assieme se ci sono le condizioni e anche con la durezza che merita il confronto ad un Piano regionale sui vaccini che vada completamente revisionato. Perché abbiamo una duplice necessità: uno, la rimodulazione della campagna di vaccinazione; due, l’accelerazione della campagna di vaccinazione sulla base di quelle che sono le nuove indicazioni del Governo; tre, il recupero dei tanti ritardi, tantissimi ritardi che la Regione ha accumulato in questi mesi; quattro, aggiungo anche un’operazione di recupero della fiducia sul tema della vaccinazione. Perché non vi sfuggirà che la vicenda della settimana scorsa, con la messa in discussione sull’efficacia del vaccino AstraZeneca e della sua sicurezza, rischia – se non aggredito dal punto di vista politico e della fiducia nei confronti dei vaccini – di produrre un risultato che è quello delle scarse adesioni, della mancanza di risposta e di un ulteriore ingolfamento del sistema di vaccinazione. E non mi si può rispondere a questa iniziativa dicendo: il Piano l’abbiamo fatto, i vaccini non arrivano da Roma, è colpa del Governo, noi stiamo facendo tutto il possibile. Il problema è che tutto quello che si sta facendo evidentemente non è sufficiente e vorremmo indagarne i motivi.

Primo punto. Avete iniziato una campagna di vaccinazione individuando prima la campagna di vaccinazione e poi i punti dove farli e i punti dove sono stati fatti, i punti di vaccinazione, si sono costruiti nel mentre anche dopo che erano partite le prenotazioni, ad esempio, per gli over 80. Questo cosa ha comportato? Dell’”overbooking” su alcuni punti di vaccinazione organizzati, dei buchi nell’altro, la necessità di ritirare alcune prenotazioni.

Quello a cui rispondete sempre rispetto alle critiche è: “Il sistema ha retto”. È vero, i “server” non sono andati in “crash” come in altre Regioni, il punto è che per come è configurato il sistema, voi vi trovate ad avere prime prenotazioni fine maggio- inizio giugno; non avevate incluso gli ultrafragili, mentre altre Regioni, forzando il vecchio Piano, avevano cominciato a prenotarle. Chi era presente all’incontro con le Associazioni che si occupa di malattie rare, si ricorderà che ci avevano posto il tema che potevamo farlo. Subito dopo si è deciso di dire che non era il Governo che imponeva questo, ma in realtà si poteva trovare la strada per farlo. Adesso come si stanno gestendo? Non lo sappiamo.

Adesso c’è il tema dei medici di medicina generale su cui, la dico così, voi avete scelto di coinvolgere i medici di medicina generale a Piano già avviato, facendogli fare un lavoro che probabilmente non è il loro, cioè il tema delle prenotazioni; ma non è il tema del coinvolgimento dei vari soggetti, quindi è anche difficile decidere da dove iniziare. Perché i singoli Comuni sotto i 5000 abitanti stanno facendo un lavoro di attivazione e coinvolgimento, ma non hanno accesso alle liste e hanno delle liste diverse rispetto a quelle delle ASL, ad esempio; il sistema di prenotazione vive alla giornata, per cui il giorno dopo la mattina stessa i vaccinatori sanno quanti sono i soggetti che verranno vaccinati e si possono verificare situazioni, come quelle che sono accadute nella mia ASL di riferimento, per cui si sono presentati ma non essendo arrivata la lista hanno rimesso le fiale in frigo e se ne sono ritornati indietro.

Non c’è un sistema di liste di prenotazione di riserva, ad esempio, come in altre Regioni, per evitare che a fine giornata ci sia un po’ di confusione nella gestione di questa campagna. Per un po’ di tempo abbiamo visto una iniziativa legata al tema delle categorie, in cui si diceva “vacciniamo prima questo e prima quell’altro”, che è stata stoppata giustamente per tornare ad una classe anagrafica.

Allora chiedo questo: noi abbiamo depositato una serie di ordini del giorno sul merito, ordini del giorno che passano dal coinvolgimento delle Associazioni, delle Pubbliche assistenze, dalla costruzione di una rete territoriale più forte, da una operazione di accelerazione di questa campagna di vaccinazione e da un coinvolgimento vero nell’operazione di “recall” e di potenziamento della campagna di vaccinazione. Abbiamo chiesto con tanti interventi di aumentare in maniera strutturale il numero di vaccinatori e di semplificare le procedure; perché c’è anche un tema di semplificazione di procedure che può essere messo in campo da Regione Liguria senza modificare l’impostazione nazionale, ad esempio precompilando la modulistica, cosa che si può fare dando un criterio di accesso. Ma, più in generale, qui si sta verificando un problema che è insuperabile se non c’è un’assunzione di responsabilità: il fatto che il nostro Piano di vaccinazione è un “flop”, è un “flop” nei numeri e non possiamo non assumere questa responsabilità e non assumere queste difficoltà come base per cui recuperare. Perché c’è la volontà e la disponibilità da parte di tutti i soggetti di mettersi a disposizione, ma hanno bisogno di tre aspetti: chiarezza, chiarezza nel Piano. Se guardate le altre Regioni, hanno già individuato i vari scenari a seconda di dove vogliono arrivare, il personale di cui avrebbero bisogno e i punti di cui si dovrebbero adottare a seconda di come crescerà. Noi non l’abbiamo fatto.

Condivisione, perché non si può pensare che siano i territori a doversi auto organizzare e ALISA, invece, deve fare da coordinamento, fare da tappo rispetto a certe iniziative; anche una condivisione politica, perché ci siamo sempre dimostrati un’opposizione responsabile.

Terzo, verità. Verità perché abbiamo bisogno di non raccontarci delle storie e raccontarci che siamo i più bravi quando non lo siamo, perché se non cominciamo ad assumere questo aspetto, il fatto che noi siamo in gravissimo ritardo su molte di queste categorie e che abbiamo bisogno di recuperare fiducia e credibilità, noi non riusciremo nel primo obiettivo, che è quello di far aderire il più possibile tante persone alla campagna di vaccinazione.

In questo non servono le misure “spot” o gli annunci su singoli meccanismi, serve un piano in cui si capisce giorno per giorno che cosa succede, quali sono i soggetti che sono interessati e alle risposte che ci sono oggi non c’è e ci vuole un coinvolgimento anche del Consiglio, perché non è sostenibile che noi dobbiamo chiedere i Consigli straordinari e le Commissioni straordinarie per discutere di una cosa di cui dovremo discutere ogni giorno.

Perché così facendo non va avanti nessuno ed è abbastanza evidente che le ultime Regioni d’Italia dal punto di vista della vaccinazione sono caratterizzate da un problema organizzativo e di gestione della sanità. La Calabria è commissariata, la Lombardia è un disastro e noi abbiamo l’unica Regione in cui il Presidente della Giunta regionale fa anche l’Assessore alla Sanità, bisognerebbe interrogarci se non ci sia anche in quello un tema organizzativo e politico che dovremo risolvere.

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