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Bologna, il PD e gli anni ’20

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Appunti in vista della conferenza programmatica di Bologna

Quando Gianni Cuperlo e Nicola Zingaretti hanno annunciato una tre giorni di discussione sul Pd, personalmente l’ho accolto come una possibilità di ragionare al di là di quello che stiamo facendo nel momento contingente di Governo.

Perché la nostra cultura politica non è automaticamente la nostra azione di Governo, che è mediata con altri soggetti. Noi abbiamo bisogno di capire chi siamo, da che parte stiamo, e rileggere il mondo nuovo.

Il titolo scelto è “Tutta un’altra storia”. Siamo negli anni 20 del nuovo secolo, e penso che nelle intenzioni dei proponenti , fosse chiaro il parallelismo tra quello che è successo negli anni 20 del secolo scorso e quello che rischia di accadere di nuovo, se non saremo in grado di costruire “un’altra storia”. I parallelismi ci sono, ma non è un destino che le storie si ripetano. Dipende da noi. E il ruolo del Pd nel nuovo secolo è cambiare le lenti con cui abbiamo guardato il mondo finora, costruirne di nuove, sapere che sono mutate le forme organizzative, i linguaggi, la funzione stessa di un Partito. E le parole.

Leggo con grande interesse la scelta che le due Lezioni Magistrali siano tenute da Enrico Giovannini e Fabrizio Barca. Perché il tema della sostenibilità e della giustizia sociale sono i due pilastri su cui ricostruire l’orizzonte politico culturale del nostro partito e del nostro campo. Uguaglianza sostenibile, era il titolo del bel documento dei Socialisti e Democratici alle ultime elezioni europee.

Ecco, noi dobbiamo ripartire da lì, sapendo che non ci sono soluzioni pronte all’uso, ricette consolidate, ma solo una direzione da prendere e portare avanti con nettezza e radicalità.

“Non chiedermi nessuna risposta, oltre la tua”, diceva Brecht. E ora tocca cominciare a costruirle.

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